È il grande vecchio della canzone d'autore, una di quelle personalità d'eccellenza che con la sua firma ha attraversato il mondo della musica, del costume e della cultura italiana fin dalla gioventù: ovvero da quando Gino Paoli si affaccia sulle scene dalla sua Genova, dove cresce (alla anagrafe i suoi dati di nascita dicono 29 settembre 1934, Monfalcone). Insieme a un manipolo di colleghi e amici dalla carriera maiuscola (Bindi, Tenco, Lauzi, De Andrè e altri intellettuali), che aiutano quella città ad assumere una qualifica speciale - si parlerà, anche enfatizzando, di "scuola genovese" - Paoli avvia la sua attività già alla fine degli anni Cinquanta: lo fa con un apprezzato ventaglio di 45 giri, cui seguirà nel 1961 l'album d'esordio che comprende brani fondamentali per la sua storia, "Sassi", "La gatta", "Senza fine" e soprattutto "Il cielo in una stanza".
Gino è parte integrante di quel laboratorio irripetibile che fu la Ricordi, etichetta lungimirante, capace di sollecitare talenti destinati a rappresentare la poesia e l'ispirazione migliori di quelle stagioni.
Prolifico e geniale, con altre pepite dispensate a raffica, dalla traduzione di Ne me quitte pas, di Jacques Brel, a Sapore di sale, Paoli inaugura fin da quei primi anni Sessanta le sue relazioni con il jazz, esplorato tramite incontri e collaborazioni, da Gato Barbieri all'absolute beginner Lucio Dalla: il suo sarà un universo artistico e di linguaggio che si spalanca e conquista il mercato e, come dice la sua più famosa composizione, "non ha più pareti / ma alberi, alberi infiniti". Ascoltare per credere.
Enzo Gentile