| Mina Agossi: voce Alexandre Hièle: contrabbasso Ichiro Onoe: batteria Quei graziosi occhi d’ebano la fanno apparire un’innocua fanciulla, ma è solo un tranello: colei che stasera avrete di fronte fa sussultare il suolo come i passi di un gigante. Del jazz, in questo caso. Salirà sul palco supportata da un duo d’eccezione, il cui sodalizio discografico è iniziato cinque anni fa con l’incisione dell’album, registrato dal vivo a Brooklyn, “EZ-Pass to Brooklyn”. Lungo questo percorsoè stata però apportata una modifica alla formazione: Bertrand Perrin, l’ex batterista, è stato sostituito da Ichiro Onoe, pronto a farvi fibrillare il petto. Dopo un periodo di due anni trascorsi a temprare l’ugola sui palcoscenici francesi e africani in veste di attrice (le sue radici affondano in terra francese, da parte del padre, e africana da quella della madre), al suo ritorno in patria nel 1992 incontra un amico sassofonista che le chiede il suo prezioso supporto vocale. Da quel giorno la via di Mina dirotta definitivamente verso quella del jazz. Le sue prime esibizioni canore risalgono al 1993, quando decide di affiancarsi ad una band dal repertorio senza azzardi, canonico, neworleansiano. Ma la curiosità, unita all’esigenza di scandagliare abissi inviolati della musica, la spingono ad imboccare un sentiero evolutivo, soprattutto interiore, che la porterà ad accostarsi alla modernità e al virtuosismo. La prima tappa del cammino si chiama “Voice & Bass”, album risalente al decennio scorso, il cui titolo rivela la peculiarità imprescindibile di Mina: la voce polifonica, camaleontica, assolutamente imprevedibile. In seguito all’incontro determinante con alcuni astri del firmamento jazz, quali Sheila Jordan e Jeanne Lee, Mina decide di spingersi oltre lo sguardo, di sfidarsi, e dilatare fino all’estremo e allo spasmo i confini del suono, elaborando uno stile unicamente suo; tutt’altro che semplice da accogliere. In un solo concerto le sue corde vocali possono trasformarsi in corde di chitarra imitando i soli sferzanti di Hendrix, per poi saltare da un genere all’altro ( jazz, hip-hop, funky) con l’agilità eterea di una ballerina. |