| Alberto Braida: pianoforte Lislie Ellis: contrabbasso Fabrizio Spera: batteria La formazione che stasera salirà sul palco dell’Auditorium nasce nell’ottobre 2003, a Lodi, in seguito alla collisione di tre anime il cui impatto ha lo stesso fragore dei tuoni, o il brivido dei terremoti quando spalancano la terra. Il loro nome, forse, non è poi così fortuito. Al pianoforte Alberto Braida, da diversi anni in duo con Giancarlo Locatelli: ha collaborato con musicisti affermati quali Wolfgang Fuchs, Paul Lovens e Peter Kowald, negli ultimi anni ha arricchito la sua esperienza artistica immergendosi nel solo; al contrabbasso Lisie Ellis, alle spalle un fitto curriculum di esperienze: può fregiarsi di aver accompagnato pianisti del calibro di Cecil Taylor, Paul Bley, Marilyn Crispell, ha inoltre fondato la canadese NOW Orchestra e fa parte del trio What We Live; alla batteria, infine, Fabrizio Spera il quale, oltre ad aver affiancato molti artisti di spicco, milita nei gruppi Blast, Ossatura e nell’orchestra Mondo Rea. La loro proposta musicale s’impernia sulla ricerca di una propria espressività che subisce gli echi di tradizioni passate e gli influssi di quelle più evolute della contemporaneità, per poi metabolizzarli, rielaborarli e proiettarli in una dimensione che travalica i confini temporali, sbarazzandosene, ed è attraversata da una luce nuova e gravida di fulgori improvvisi (ascoltare per credere). Il disegno è nervoso; il gesto rabbioso. Il ritmo serrato, arso dalla febbre. La spontaneità dell’improvvisazione (uno zampillo di note che sboccia in aria come un fuoco d’artificio) si mischia alla rudezza di un vecchio blues per poi spegnersi in alcune ballate morbide, tenui e soffuse come il riflesso del lume di una candela sulla parete buia. Batteria e pianoforte dialogano concitatamente, fino al litigio, che può sfociare in duelli sul filo del contrabbasso: e allora le dita di Braida aggrediscono la tastiera fino a farla gemere, la scalano fino alla vetta, fino alle vertigini, per poi precipitare vorticosamente, di nuovo, verso le viscere della terra. |