Alexander von Schlippenbach: pianoforte
Axel Dörner: tromba
Rudi Mahall: clarinetto basso
Jan Roder: contrabbasso
Uli Jennessen: batteria


“The complete works of Thelonious Monk”. Con questo sottotitolo, Alexander von Schlippenbach ha dato alle stampe pochi mesi fa un triplo cd (Intakt Records) dedicato alla musica di uno dei più geniali compositori del Novecento. Un’impresa già entrata nella leggenda. Thelonious Monk, maestro del bop, delle note sporche, del ritardo, della circolarità. Il pianista che secondo alcuni, non sapeva suonare il pianoforte o che, più probabilmente, suonava diversamente da tutti gli altri. Semplicemente Monk. Per Alexander von Schlippenbach, uno dei maggiori musicisti europei, esponente dell’avanguardia tedesca degli anni settanta, con il suo trio (Evan Parker e Paul Lovens), i quartetti, con la Globe Unity Orchestra e con un’infinità di progetti sempre rivolti all’altra metà del guado, affrontare Monk significa esplorarlo nella sua totalità. Con un progetto che non ha eguali nella storia recente della musica, il quintetto di von Schlippenbach suona tutto Monk. Per davvero. Settanta brani uno di seguito all’altro, l’intero songbook monkiano tutto d’un fiato, per un concerto-performance che potrebbe superare le tre ore e mezza. Una carrellata straordinaria, che non potrà che entusiasmare anche chi non conosce le melodie del grande pianista neroamericano. A pochi mesi dalla pubblicazione dell’inedito, straordinario concerto di Monk con John Coltrane alla Carnegie Hall (Blue Note, 2005), quando ancora non si sono asciugate le lacrime per la scomparsa di due illustri discepoli monkiani, Steve Lacy e Mal Waldron, con tanti altri musicisti che continuano a perpetuarne il verbo, pensiamo a Mal Waldron e a Muhal Richard Abrams, l’omaggio di Schlippenbach è una testimonianza ad alta voce. Approccio enciclopedico, monumentale opera di trascrizione. Per la prima volta in Italia. Ascolteremo capolavori immortali: “Misterioso”, “Blue Monk”, “Crepuscule with Nellie”, “Locomotive”, “Round Midnight” e tanti altri. Come in un vortice furioso, interminabile, che succhierà l’anima ai musicisti e ci farà sentire monkiani per sempre.