Stan Tracey: pianoforte
Louis Moholo: batteria


Stan Tracey e Louis Moholo: un accostamento inconsueto di due delle figure più straordinarie nella storia del jazz. Stan Tracey, pianista inglese di ottant’anni,è uno dei musicisti più influenti degli ultimi cinquant’anni. Il suo modo di suonare, così originale da apparire talvolta capriccioso, combina l’approccio percussivo di Thelonious Monk alla grande tradizione melodica americana, Duke Ellington su tutti. Negli anni dal 1961 al 1967 Stan, presenza fissa al leggendario Ronnie Scott’s di Londra, suonò pianoforte e vibrafono sostanzialmente con tutti i maggiori jazzisti di passaggio in Inghilterra. La sua musica per quartetto e per orchestra ha influenzato intere generazioni di jazzisti europei facendone il Godfather del British Jazz, celebrato in tutto il mondo per il suo percorso di musicista e compositore. Pochi avrebbero pensato di ascoltarlo con un musicista dal percorso musicale così diverso: Louis Moholo. Alfiere della lotta contro l’apartheid, Louis è stato un testimone della musica sudafricana in Europa per oltre quarant’anni. Batterista precocissimo, dalla straordinaria intensità ritmica, partì da Langa, la township alle porte di Città del Capo, per suonare al festival di Antibes del 1964. Chiese asilo politico. Fuggì con i compagni di vita, i rivoluzionari della great black music, i componenti di un gruppo ormai leggendario, “The Blue Notes”: la tromba di Mongezi Feza, i sax di Dudu Pukwana e Nick Moyake, il basso di Johnnie Dyani, il pianoforte di Chris McGregor. Per i grandi eroi dell’avanguardia degli anni settanta, la batteria di Louis ha rappresentato il ritmo dell’Africa, un’elettrificante pulsione verso una sempre più selvaggia libertà percussiva. Suona ancora con tutta l’energia di un tempo Louis Moholo, suona per ricordare gli amici ormai scomparsi, suona per una nazione nuova, per il Presidente Tabo ‘Mbeki, suo amico d’infanzia e compagno d’esilio a Londra, suona per Pule Pheto, uno straordinario pianista di Johannesburg, per suo fratello Gibo e per tanti sudafricani che riscoprono solo ora la sua parabola europea. Suona e grida “I’m free!” assaporando nell’aria il suono della musica ed il gusto della libertà.