| Era il 1986. Renzo Piano costruiva
a Novara il complesso Aluminia, progettato come sede dell’istituto
sperimentale metalli leggeri, sede oggi della Fondazione Novara
Sviluppo. Al tempo “Renzo” già assemblava pezzi
con poesia, come il suo maestro Jean Prouvé e sbirciava
tra il Nouveu Realisme e l’estetica della macchina, quando
insieme a Richard Rogers, nel 1977, aveva incastrato a Parigi una
scatola degli attrezzi colorata, che il mondo conosce come Beaubourg.
Passata la tempesta dei colori primari, poco prima di buttarsi
sull’Air Terminal di Osaka, a Novara Piano porta una scatola
di vetro e metallo. Qui va in scena la mostra “piano-piano”,
che offre al pubblico l’occasione di godere di opere scelte
provenienti della collezione Mamac di Nizza (Arman, Jan Fabre,
César e Niki de Saint Phalle) e anche l’opportunità di
riflettere sul progetto APUM (Aluminia Pop Up Museum), coordinato
da Asilo Bianco e dall’artista Enrica Borghi. Si tratta di
un nuovo concetto di spazio espositivo temporaneo, nato sulla filosofia
dei “pop up store”, luoghi a tempo e a tema, che crescerà nel
ventre di Piano. In un momento dove la carica rivoluzionaria dello
spirito tecnologico e radicale degli anni Settanta si è fatta
moda, l’idea piace. Quella dell’High-Tech Italian daddy è allora
al tempo stesso un’architettura facile ed elegante, che si
presta ad accogliere un ruvido quotidiano che l’arte rappresenta
e che ha bisogno di una vetrina per essere apprezzata. |