Enzo Scoppa: sax tenore
Fabiana Rosciglione: voce
Giambattista Gioia: tromba e fl icorno
Claudio Colasazza: pianoforte
Francesco Puglisi: contrabbasso
Nicola Angelucci: batteria
Robarto Dal Bosco: proiezioni


“Conobbi Piccioni tra il ‘50 e il ‘55.”. La voce del maestro è quella di un uomo cui la vita ha regalato un mélange di intensità e dolcezza, Parte un racconto materno lungo e buono. “Allora ero poco più che un giovanotto”. Chiaro: “allora non c’erano le possibilità”. Ancora oggi, le origini di tutta questa storia sono misteriose, irrisolte - “E chi mai ha capito cosa mi è scattato dentro quella volta?”. Enzo Scoppa, neanche ventenne, accompagna un amico in moto in un paesino. L’amico deve vendere il sassofono. L’acquirente tira sul prezzo, lo scambio non si fa. A Enzo scatta qualcosa dentro, e senza sapere quello che fa compra il sassofono. “Allora era diffi cile, non c’erano i locali”. Si passavano le ore della notte a cercare qualche stazione radio che proponesse buona musica. I grandi del jazz calavano in Italia (che spesso diveniva quasi una seconda patria), ma passavano sempre dalle strutture rigide ed impermeabili dei teatri. Per avvicinarli si doveva entrare in altro circuito, quello del patriziato jazzofilo capitolino. Le feste che si davano nelle nobili case, in cui gli artisti stranieri si esibivano in elitarie jam session. “Un cerchio ristretto, privilegio di pochi, un onore”. Le ville dei Ruspoli, dei Mancinelli-Scotti.
“ C’erano personaggi come Trovajoli, Luttazzi, Rotondo. E fu qui che incontrò Piccioni. “Aveva una vena melodica portentosa”... Il Tributo a Piccioni è partito senza aver trovato in giro roba scritta, di edizioni dell’opera del grande compositore torinese ce ne sono pochette. L’operazione ha avuto successo. Meritatamente: per Scoppa e per Piccioni. Per la bontà di questo racconto che affonda le radici nella storia musicale del nostro paese.