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18 maggio

The Bennie Maupin Group

Bennie Maupin: flauto, clarinetto basso, sax soprano e tenore
Hania Chowaniec-Rybka: voce
Michal Tokaj: pianoforte
Michal Baranski: basso
Lukasz Zyta: batteria e percussioni


Novara Jazz si presenta con un'incredibile anteprima al Museo di Scienze Naturali di Torino:
il ritorno in Italia di Bennie Maupin!


Se c'è una definizione usata quasi sempre a sproposito, nel jazz, è quella di «sottovalutato.» Ma nel caso del settantenne Maupin, nato a Detroit nell'agosto del 1940, siamo sicuri di non sbagliare. Con lui, i colleghi musicisti hanno sempre avuto l'occhio ben più lungo di quello della critica e del pubblico, impiegandolo con assiduità fin dai tardi anni Sessanta. Qualche esempio? Lee Morgan, Horace Silver, McCoy Tyner, Miles Davis, Herbie Hancock, Andrew Hill, Sonny Rollins, Jack DeJohnette, Eddie Henderson, Roy Haynes, Marion Brown non hanno mai esitato a ingaggiarlo nei loro gruppi, soprattutto grazie alla sua straordinaria duttilità e a un'apertura mentale che gli consentiva di passare dall'hard bop avanzato di un Morgan ai gruppi elettrici di Hancock, dalla personalissima rivisitazione del soul jazz firmata Horace Silver al free «moderato» e minimalista di un Marion Brown. Senza dimenticarsi, è chiaro, la parte determinante che Miles volle assegnare a Maupin in Bitches Brew, laddove è il suo clarinetto basso a conferire un colore assolutamente unico alle tessiture strumentali di una delle pietre miliari della musica del Novecento, destinata poi a vantare decine di imitatori.

Maupin è altresì il titolare di uno degli album più memorabili di tutti gli anni Settanta, quel The Jewel in The Lotus che, inciso nel 1974 per la ECM, ha conseguito fino alla sua recente ristampa su Cd uno status leggendario e che, riascoltato a oltre trentacinque anni di distanza, non ha perso un briciolo della sua forza espressiva ed eversiva. Non fosse che per questo disco, altre avrebbero meritato di essere la fama e l'importanza di Maupin nella storia del jazz contemporaneo, ma è necessario ricordare anche il suo ruolo fondamentale nella lunga saga dei gruppi elettrici di Herbie Hancock, la cui musica è stata dileggiata per anni dalla critica per poi ottenere solo negli ultimi tempi una tardiva quanto doverosa rivalutazione.

Un piccolo grande maestro del jazz, insomma, dotato di grande facilità strumentale e di una tavolozza armonica quanto mai innovativa; un virtuoso che riconosce come maestri e ispiratori non solo gli ovvi Coltrane, Rollins, Dolphy, ma anche singolari e unici personaggi come Yusef Lateef; un musicista che ha saputo evitare ogni tentazione di facili scorciatoie seguendo una molteplicità di direzioni apparentemente inconciliabili, ma la cui poetica appare oggi singolarmente attuale e, vista con occhio storico, addirittura profetica. E chi parla dei grandi sassofonisti del jazz attuale scordandosi – come quasi sempre capita – di mettere nel mazzo anche il suo nome commette un clamoroso errore.

Luca Conti

http://www.benniemaupin.com



Martedì 18.05.2010 - Museo di Scienze Naturali di Torino, ore 21.00 - Ingresso Gratuito
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