“Mi sento a mio agio con le formazioni allargate in questo momento – dice Gatto – ed è un’esperienza che mi dà la possibilità di scrivere ed assorbire la musica in maniera totalmente differente rispetto alle piccole formazioni”.
Tra le note qualificanti della nuova formazione - un ensemble che è la prima grande produzione firmata dall’Associazione Nazionale I-Jazz - c’è senza dubbio la capacità del leader di mescolare i musicisti e creare un organico capace di dialogare con differenti estetiche. Un ottetto composto da musicisti che coprono, anagraficamente, tre differenti generazioni. “Il concetto da cui sono partito per realizzare la formazione è semplice: non è sempre scontato che circondarsi dei musicisti considerati migliori comporti la totale affermazione della formazione; le dinamiche interne sono variabili indipendenti, nascondono sorprese e bisogna essere attenti a percepire ogni segnale. E’ un gruppo misto, seguo alcuni di loro da tempo magari senza mai averci lavorato, altri sono amici di lungo corso. C’è il giovanissimo pianista Alessandro Lanzoni, uno dei nuovi talenti assoluti, che mi affascina anche per la personalità. Mi è capitato già in passato di fidarmi del mio istinto, ad esempio con personaggi come Javier Girotto quando arrivò in Italia e, più recentemente, Daniele Tittarelli. Ho pensato poi di ricontattare Battista Lena, col quale abbiamo a lungo collaborato in passato, e Dario Deidda, professionista maturo e creativo che suona benissimo sia il contrabbasso che il basso elettrico. Ai sassofoni ho coinvolto Partipilo e Ionata, differenti per stile e approccio, ma capaci di dare un apporto fondamentale. Come anche Falzone, in grado di mescolare retroterra colto e avanguardia. Infine Roberto Rossi, uno dei due fuoriclasse del trombone in Italia con Gianluca Petrella”. Si suona dal funk alle rivisitazioni dei temi di colonne sonore e molto altro: una gradazione moderna del jazz, una panoramica soddisfacente.
Federico Scoppio
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